Attenzione alla bottiglia

Attenzione alla bottiglia

La conservazione del vino nel lontano passato utilizzava recipienti in pietra o terracotta, ma anche contenitori ottenuti dalla pelle di capra conciata e cucita: recipienti che, seppur capienti, risultavano pesanti e non pratici soprattutto per i trasporti dell’epoca.

Le grandi partite di vino trovarono una soluzione con la fabbricazione delle botti che permisero ai produttori di vino consegne in mercati molto lontani. La storia ci racconta che furono i Celti, abili lavoratori del legno, ad inventarle e ancora oggi si producono botti utilizzando legno di rovere, acacia, castagno, ciliegio, gelso, frassino.

Per quanto invece riguarda le minori quantità di vino fu il vetro che pian piano soppiantò i materiali dei recipienti sopra indicati, vetro noto peraltro anche nell’antichità come dimostra ad esempio il ritrovamento di rottami di vasi in vetro risalenti al VII secolo, nei territori romani della zona di Aquileia.

Ai tempi la produzione di bottiglie in vetro avveniva con il procedimento della soffiatura ovvero la tecnica che consiste nel gonfiare il vetro fuso in una bolla soffiando al suo interno con l’aiuto di una lunga cerbottana.

Se da un lato tale metodo permette la fabbricazione di bottiglie uniche e irripetibili, veri tesori, d’altra parte tale originalità offre capienze differenti creando problemi per stabilire il contenuto e il relativo pagamento nell’ambito del commercio.

Il procedimento per la produzione delle bottiglie passa nel tempo attraverso diverse fasi, dall’utilizzo di stampi in legno alle presse fino ad evolversi sempre più riuscendo a garantire robustezze adeguate, maggior trasparenza, colori in linea con il prodotto contenuto, ma soprattutto un’uguale capienza.

Il consumatore che acquista una bottiglia di vino e legge in etichetta la sua capacità a volte si chiede come tale riempimento sia garantito immaginando, anzi pretendendo, che l’azienda produttrice controlli sempre i’intera sua produzione.

Oggi la maggioranza dei prodotti alimentari è commercializzata dalle aziende in imballaggi preconfezionati, prodotti secondo procedure tecniche di pesatura automatizzate ed in assenza del cliente, quali ad esempio i pacchetti di caramelle, biscotti, pasta, ecc.. La quantità dichiarata sulla confezione è controllata con metodi statistici ed inoltre lo Stato effettua ispezioni tese alla verifica del dichiarato.

Nel caso del vino, produttori e imbottigliatori utilizzano le cosiddette “bottiglie misura” in relazione all’esigenza che, chiuse in assenza dell'acquirente, la quantità del prodotto in esse contenuta deve essere dichiarata e non può essere modificata senza alterare l’imballaggio.

Queste bottiglie di vetro hanno precise caratteristiche; sono predisposte a chiusura ermetica, hanno una capacità nominale ben stabilita dalla norma e qualità metrologiche che consentono, quando siano riempite ad un dato livello o a una data percentuale della loro capacità raso bordo, di misurarne il contenuto con sufficiente precisione. Per capacità nominale si intende il volume di liquido che si presume la bottiglia recipiente-misura contenga, quando è riempita nelle condizioni d’uso per le quali è prevista.

Le bottiglie inoltre sono facilmente riconoscibili perché munite di iscrizioni obbligatorie che  si trovano sulla superficie laterale o  sul fondo o sulla superficie di raccordo tra la superficie laterale e il fondo.

Tali iscrizioni riportano il marchio del fabbricante, l’indicazione della capacità nominale espressa in litri, centilitri o millimetri, per mezzo di cifre seguite dal simbolo dell’unità di misura, ma soprattutto la capacità raso bordo espressa in centilitri, oppure, la distanza in millimetri dal raso bordo seguita dal simbolo mm corrispondente alla capacità nominale.

Il consumatore ha quindi la garanzia della capacità contenuta nella bottiglia, ma sicuramente dovrà essere accorto sulla misura di vino da bere.

Un bicchiere o due …..   o più?

Esagerare è sempre dannoso per la salute come pure è dannoso bere senza tener conto della qualità del prodotto che beviamo. Occorre misura sia per la quantità che per la qualità.

 

 

 

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