L'altro Vin Santo

L'altro Vin Santo

Quando parliamo di Vin Santo la nostra mente ci rimanda subito alla Toscana, ma siamo sicuri che questo passito sui generis si produca solo in questa regione?

 

Partiamo dall’inizio: dove nasce il Vin Santo?
Nasce nel territorio del Veronese, terra nota per i Recioti, dove i vini passiti sono un vero e proprio culto.
Qui troviamo il Vin Santo di Brognoligo, prodotto nell'omonima frazione di Monteforte d'Alpone, nella parte più orientale della zona classica del Soave. Non è riconosciuto in nessun disciplinare di produzione, viene imbottigliato quindi come IGT Passito del Veneto. Nasce da uva Garganega, con lunghi appassimenti che si prolungano tra Natale e Pasqua, e un lungo affinamento nel legno dei caratelli o nel vetro delle damigiane, secondo le interpretazioni aziendali.
Nella zona limitrofa troviamo il Vin Santo di Gambellara, che rientra nel Gambellara DOC, anche in questo caso l’uva utilizzata è l’autoctona Garganega, l’appassimento avviene in picai, tipici della zona, le uve vengono poi pigiate con un torchio, e la lunga fermentazione avviene in caratelli.

Spostandoci in Emilia Romagna incontriamo nel piacentino il Vin Santo di Vigoleno, che può fregiarsi della denominazione Colli Piacentini DOC , la base ampelografica comprende l’uva Santa Maria, diffusa nella val d'Arda , via via abbandonata per la scarsa produttività, oggi coltivata su circa 7 Ha, la Melara, l'Ortrugo, il Bervedino e il Trebbiano Romagnolo.
Le uve appassite vengono pigiate tra Dicembre e Gennaio, e invecchiate per un periodo minimo di 5 anni, che viene sempre abbondantemente superato dalle poche aziende che lo producono.

Scendendo in Umbria fino all’Alta Valle del Tevere, intorno a Città di Castello troviamo una vera eccellenza, oggi presidio Slow Food: il Vinosanto Affumicato.
Questo nettare nasce da uve Trebbiano, Malvasia, ma anche Grechetto, Canaiolo, Vernaccia, che vengono fatte appassire con grappoli accoppiati, appesi con uno spago in locali pieni di fumo per la presenza di stufe o camini, che conferiscono appunto un particolare sentore affumicato, prima alle uve e poi al vino.
Questo metodo nasce dalla tradizione, che vuole come zona di appassimento le cucine delle case, dove il camino era sempre acceso. Nell'800 questa abitudine si intrecciò con la produzione del tabacco e i grappoli iniziarono ad essere messi a dimora per l’appassimento nei locali di asciugatura delle foglie del tabacco.

In tutto il centro Italia si incontrano risultati sporadici di singole cantine che producono il Vin Santo tra Umbria, Lazio e Marche, senza ovviamente dimenticare la regione che l’ha reso celebre nel mondo: la Toscana.
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