La bottaia dove svetta Triple A

La festa dei vini naturali da Denis Montanar

L’appartenenza a un gruppo dove i pensieri sono in simbiosi e portano gli individui a fare il possibile per dimostrare che il vino naturale non è un’utopia: questa è la sensazione con la quale me ne sono andata dalla festa dei vini naturali di Denis Montanar.

Denis è un vignaiolo di Villa Vicentina, Udine, nella località di Borc Dodon dove la sua famiglia lavora la terra da generazioni; le sue mani mostrano la dedizione indispensabile per ottenere i risultati ai quali è arrivato nel 2013, quando le etichette hanno cominciato a portare il suo nome. Mi basta assaggiare uno dei suoi vini per riconoscerlo tra le persone affaccendate nel cortile: la sua personalità si ritrova nel calice.

La serata alternativa alla quale vengono invitati produttori non solo di vino ma anche di olio e formaggi, pescatori e panificatori che condividono la scelta di un prodotto vicino alla terra e alle tradizioni con una grande attenzione alla qualità è un evento ricorrente e attesissimo.

L’atmosfera è da fiaba, la musica di sottofondo è dal vivo e non prova nemmeno a coprire il vociare dei vignaioli che parlano delle loro bottiglie. File di luci illuminano la serata limpidissima, calda quanto basta per desiderare di lasciare il patio affollato ed entrare nella cantina dove tra botti, bottiglie e autoclavi i banchi d’assaggio propongono cibi e vini da tutta Italia e dalla vicina Slovenia.

Porchetta di maialino nero tramacciato, formaggio erborinato affinato al whisky, fasolari crudi, alette di pollo ruspante, pane con lievito madre, focacce e pizze cotti nel forno a legna dell’aia del casolare impregnano l’aria di profumi che avevo quasi dimenticato.

I banchi d’assaggio sono delle botti dietro alle quali non ci sono altri che i produttori stessi a presentare e servire ed è qui che mi innamoro di un metodo classico che mi riporta alla mensa dell’asilo con il profumo di yogurt al limone, banana e pane fresco; il calice mi viene messo in mano da un amico e passo la serata a cercare quel vino (l’ho trovato, alla fine, era dell’azienda bresciana Casa Caterina).

Antonio de Il Casale mi fa assaggiare il suo vin santo che ha bisogno di ancora molto tempo prima di poter essere apprezzato e mi racconta quanta passione e pazienza (e denaro investito) siano necessari per portare sul mercato qualcosa che ha bisogno di anni di trepidante attesa.

Tra vini di visciole, rosati da vermentino nero, spumanti ancestrali e vitigni recuperati è facile perdere la testa…

I vini macerati la fanno da padrone fornendo argomenti di conversazione che stimolano la fantasia e l’olfatto con profumi di resina, erbe balsamiche e frutta candita.

La serata si conclude con un gin tonic di Roby Marton alla frutta tropicale e un sacco di complimenti ai vignaioli, al padrone di casa e alla sua famiglia, che hanno organizzato una serata spettacolare.

È tardissimo, ma nessuno vorrebbe andare a casa, ci sono così tanti vini ancora che non abbiamo assaggiato e tanti discorsi che non abbiamo affrontato, rimandiamo al prossimo anno e alla prossima festa a Borc Dodon.

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