In sudafrica, il polline e gli olii dei fiori si depositano sugli acini dell'uva

Il vino che sa di fiori perché prende i profumi da quelli che gli crescono intorno

Da ragazzina credevo che il profumo della rosa rossa nel Merlot di mio nonno derivasse da quei bei rosai piantati in cima ad ogni filare. Ho scoperto poi che l’origine degli aromi del vino è ben diversa. Ho anche scoperto però che esistono fiori che cedono il loro aroma al vino, in Sudafrica.

Soltanto dove troviamo la ricca vegetazione floreale del Fynbos, rigogliosa anche sui terreni aridi nelle calde e secche estati del Sudafrica, possiamo dire che i fiori che circondano i vigneti riescano, con i loro pollini e olii essenziali, a cedere aromi e profumi a Syrah, Grenache e Mourvèdre.

Il blend erbaceo-terroso-floreale-speziato del Fynbos (in Afrikaans piante con le foglie belle) è legato a 8,500 specie di piante. La Cape Floral Region è dal 2004 Patrimonio UNESCO per la sua biodiversità.

Tutte le altre volte, il profumo del vino che tanto ce lo fa amare, non deriva dalla vegetazione circostante, ma dipende da diverse categorie di sostanze volatili disciolte nello stesso. Questi composti aromatici si legano a molecole più leggere che permettono loro di uscire dalla bocca del calice ed essere percepite al naso.

I profumi più delicati, floreali e di frutta bianca sono di solito legati agli aromi primari dei vitigni. Nei vini ottenuti da uve aromatiche troviamo sempre profumi primari molto intensi: Moscato, Brachetto, Gewürtztraminer, Müller-Thurgau, ma anche Malvasia e Manzoni Bianco sono facilmente riconoscibili a naso.

I profumi più cicciosi, spesso riconducibili a frutta, anche tropicale, e il sentore di crosta di pane dei vini che hanno prolungato il loro contatto coi lieviti, sono detti aromi secondari e provengono dalla fermentazione del vino.

 

I profumi più complessi, speziati, burrosi, tostati, legnosi, acquisiti durante l’affinamento si dicono aromi terziari. Sono conseguenze dell’evoluzione del vino e del suo eventuale contatto con ossigeno, legno, terracotta.

 

Quando stiamo annusando un vino bianco nuovo dobbiamo immaginare che al suo interno ci siano una serie di addizioni tra gli aromi legati alla pianta, le influenze del territorio, i metodi di vinificazione. Per questo lo Chardonnay trentino non somiglierà molto a quello sudafricano.

Alcuni aromi sono più facili da ritrovare, magari un frutto più acerbo piuttosto che un frutto più maturo, ma lo stesso frutto.

 

Ecco degli esempi di aromi ricorrenti:

Chardonnay: mela verde, limone, ananas, papaya . Soprattutto la mela può andare dall’acerbo al burroso caramellato.

Chenin Blanc: mela matura, goccia di limone, pera, melata, floreale fresco.

Gewürztraminer: lychee, pompelmo, fiori gialli freschi, talco.

Gruner Veltliner: mela, pesca, agrumi, mineralità.

Pinot Blanc: mela verde, limone.

Pinot Grigio: agrumi, pera fresca, melone.

Riesling: mela verde, limone, albicocca, pesca, mela verde, limone, albicocca, pesca, fiore di bach.

Sauvignon: erba, fieno, limone, ananas, pesca.

Glera: mela, pera, banana, fiori di sambuco, fiori d’acacia.

Al vostro naso il verdetto!

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