Dal vino nascono... diamanti?

I diamanti del vino

Se non vi è mai successo, vi succederà, prima o poi di trovarvi nel calice dei piccoli cristalli che sono venuti fuori dal fondo della bottiglia. Li avete assaggiati? Ne avete sentito la consistenza tra le dita? Sembrano sale poco saporito, è bitartrato di potassio.

È un difetto di poca importanza, che non altera in alcun modo il contenuto della bottiglia. Il bitartrato di potassio si aggrega in cristalli (bellissimi) in seguito a un abbassamento improvviso della temperatura. In enologia, infatti, viene appositamente raffreddato il prodotto prima dell’imbottigliamento per rimuovere questa precipitazione.

Il bitartrato di potassio altro non è che un legame tra gli ioni di potassio e l’acido tartarico: questi, presenti naturalmente nel vino, si incontrano e attraggono a sé i loro simili, creando curiose forme cristallizzate, bianche per i vini bianchi, rosse per i vini rossi.

La quantità dei cristalli varia in relazione a molti fattori: la quantità di potassio, proporzionatamente responsabile della precipitazione, la temperatura, tanto inferiore quanto più veloce la precipitazione

Ma cosa fare se ci accorgiamo che nella bottiglia è avvenuta la precipitazione tartarica?

Lo decantiamo! In realtà è sufficiente versare lentamente dalla bottiglia, approfittando della spalla (la sporgenza sotto il collo appositamente inserita per bloccare le precipitazioni), non è indispensabile l’uso del decanter.

 

Una volta, il deposito tartarico veniva rivenduto alle aziende di cosmetici e il ricavato veniva lasciato a disposizione dei cantinieri.

Ancora oggi, invece, il bitartrato di potassio viene utilizzato come agente lievitante totalmente naturale in pasticceria, con il pregio di non alterare minimamente il sapore del prodotto finito, sotto il nome di “cremor tartaro”.

Ci possono essere altre precipitazioni nelle bottiglie, come la precipitazione del colore che possiamo trovare nei vini invecchiati, ma sicuramente la precipitazione tartarica è la più bella da vedere!

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